La scrittura in versi costituisce l'elemento esterno che distingue la poesia dalla prosa: la lettura di una pagina in prosa avviene, infatti, in progressione continua, mentre quella di una poesia avviene, in progressione continua, mentre quella di una poesia è regolata da norme che impongono di andare a capo dopo un certo numero di sillabe.
Si deve osservare, a questo proposito, che la parola italiana "verso" deriva dal latino vertere, che significa "voltare", cioè "andare a capo", mentre la parola prosa deriva dal latino "prosus" nel significato di "che va in linea retta".
Il verso è costituito da una sequenza di sillabe, disposte in un certo numero e secondo un ritmo determinato.
La struttura costitutiva dei versi, e i loro raggruppamenti, sono l'oggetto di una particolare disciplina, che si chiama metrica.
Dei due elementi costitutivi del verso, il primo, cioè il metro, definito dal numero di sillabe che lo formano, è fisso, non soggetto a variazioni in diversi componimenti poetici; il secondo invece, il ritmo, costituito dagli accenti, dalle pause, dalla presenza di svariati elementi sintattici e fonici, è variabile e si pone in relazione con la sensibilità personale del poeta, tanto che ogni autore crea un suo particolare ritmo, pur all'interno dello stesso schema metrico.
Nella metrica italiana i versi prendono il nome dal numero di sillabe che li compongono:


ternario tre sillabe
quaternario quattro sillabe
quinario cinque sillabe
senario sei sillabe
settenario sette sillabe
ottonario otto sillabe
novenario nove sillabe
decasillabo dieci sillabe
endecassilabo undici sillabe

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